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Giuseppe Fiducia Portale
a cura di Manuela Crescentini

Per la particolare qualità e ricchezza dei rimandi culturali di cui è portatrice la sua pittura, L’Archivio Crispolti segnala la ricerca di Giuseppe Fiducia ad un anno dalla scomparsa.
Sintesi fra passioni pittoriche, musicali, fumettistiche, letterarie e architettoniche, l’opera di Fiducia costituisce un caso d’eccellenza nell’ambito della ricerca pittorica contemporanea.

Già segnalato dall’Archivio Crispolti e dall’Associazione “Porto di Ripetta”, in occasione dei Mondiali di Calcio SUDAFRICA 2010 con un’installazione urbana sviluppata su più vie del Centro Storico di Roma, oggi l’Archivio Crispolti espone:
Portale (olio su tela 70X70 del 2005), nella Vetrina “Ripetta 131”, e un video sull’opera dell’artista nell’adiacente “Ripetta 130”.
Nella vetrina orafa Oregiani, al civico 143, espone Occhi di pietra (matita su carta, 35X25 del 1999).

Come inattese presenze affacciate sullo spazio quotidiano della via, i dipinti interloquiscono con lo spettatore attraverso un colore dal forte impatto emotivo che cerca di coinvolgere chi guarda nel proprio spazio psicologico. Sono sintetiche narrazioni visive in cui si condensa la molteplicità degli interessi del pittore e si afferma la forza della pittura nell’attuale panorama della ricerca artistica contemporanea.

GIUSEPPE FIDUCIA (Anversa degli Abruzzi 1952 – Pescara 2011).
Ha esordito con una personale a Roma, nel 1972. La sua pittura a olio su tela, di straordinaria perizia tecnica, da un lato si nutre della più nobile tradizione pittorica italiana, soprattutto manierista (Pontormo, Bronzino), dall’altro presenta una forte ascendenza fumettistica (Liberatore e Pazienza, suoi compagni di scuola al Liceo Artistico di Pescara).

Per maggiori informazioni sul lavoro di Fiducia visitare il Sito: www.giuseppefiducia.eu


Video sull'opera di Giuseppe Fiducia: http://www.youtube.com/watch?v=uQAVTvmdfOI


Testo di Manuela Crescentini

Con il suo relativamente piccolo formato (70X70), Portale rappresenta una sorta di corto pittorico talmente denso di contenuti esistenziali e artistici da avvicinarsi piuttosto, per intensità, ai grandi formati dipinti da Giuseppe Fiducia. In questo gioca forse un ruolo determinante lo sguardo reale, grintoso e interlocutorio, della ragazza, direttamente rivolto allo spettatore, così come una più sottile allusione al sesso che, di norma, aleggia dissimulata nella pittura di Giuseppe.

Risolto sostanzialmente su due piani, quello della figura (immanente) e quello del fondo (trascendente), Portale, sembra radicalizzare le antitesi esistenziali che sempre Fiducia propone. Ecco allora che l’ordine geometrico-architettonico del fondo, giocato sulla corporeità del contrasto dei marroni e sul senso di stabilità che quel colore trasmette, supporta l’espressività sensuale imbronciata della ragazza in elegante giacca viola bordata in perla. Viola si dice sia il colore del cambiamento, della fascinazione, del mistero e qui, in effetti, il viola sembra eccitare l’immaginazione di chi guarda, così come eccitanti appaiono il rosso sangue delle labbra carnose e lo sguardo torbido della giovane, non a caso posta di taglio sulla soglia, ormai oltrepassata, verso la quale sembra invitare.

Due i probabili simboli fallici: il misterioso oggetto che la ragazza stringe tra le mani all’altezza del pube e, a destra, l’altrettanto misterioso oggetto verticale in agguato alle sue spalle. Il tintinnare dei pon-pon, a sinistra del cappello, sembra dettare intanto il ritmo dell’azione.

Nella sua immediatezza, il dipinto è come se sintetizzasse in un piccolo spazio i tanti interessi del pittore: per la Nuova Oggettività Tedesca ed il fumetto (nella ragazza). Per la musica e l’architettura (nella scansione del portale). Per il disegno e il colore. Per il cinema e la letteratura (nella scelta dei dettagli). Tutto si accorda infine come in un brano sinfonico svelando così il carattere intimamente classico e armonioso della pittura di Fiducia.




Testo di Enrico Crispolti

Giuseppe Fiducia. Interrogativi d’un tempo sottratto.

Seguo il lavoro di Giuseppe Fiducia dalle sue origini, da quando era nell’Accademia di Belle Arti romana, e io vi insegnavo Storia dell’arte, organizzando anche mostre del lavoro privato degli allievi (avendolo scoperto libero, ben diversamente orientato dunque da quello dipendente dalla didattica dei relativi maestri). Mostre intitolate “Condizioni di ricerca”, nella prima delle quali, nel 1972, Fiducia era presente con acuti e capziosi disegni d’una figurazione visionariamente squilibrante [...] Fiducia mi sintetizza così il suo traguardo pittorico degli ultimi anni: meno espressionismo d’un tempo, ora più metafisca, più lucidità di visione, in una contestualità non più urlata.

Siamo oltre infatti non soltanto la dimensione sociologica iniziale, ma anche l’introiettamento collusivo e partecipe comportamentale. Siamo infatti in una dimensione di valenza onirico-immaginativa, a volte quasi spettrale. Non più l’evidenza di personaggi che implichino nei loro comportamenti, ma una sorta di proposta visione di situazioni che spaziano dal reale possibile all’irrealtà onirica. E l’apparato pittorico si è intanto fatto, da clamorosamente mirato alla rappresentatività impressiva, a mediatamente introiettivo in un risucchio entro latitudini ove si confonda sogno e realtà. Per dare figura tuttavia nuovamente, ma in modo più sottilmente inquietante, a uno spaesamento che sembra tuttavia essere oggi d’ogni possibile orizzonte e non più soltanto di situazioni di comportamento.

(parti estratte dal catalogo della mostra “Giuseppe Fiducia. Andar per cose”, Museo Michetti, Francavilla al Mare, 1998. Edizioni Tracce, Pescara, 1998).

4/6/2012