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Il Fondo Francesco Di Cocco nasce nel 1989 per volontà di Enrico Crispolti e Manuela Crescentini, con lo scopo di tutelare, conservare, studiare, divulgare e valorizzare la figura dell’artista romano, scomparso quasi novantenne nel 1989.
Conservato all’interno dell’Archivio Crispolti Arte Contemporanea, che è delegato a gestirne e promuoverne ogni attività di ricerca e di conoscenza, il Fondo Francesco Di Cocco, comprende opere pittoriche, sculture, disegni, bozzetti decorativi e pubblicitari, fotografie e film dell’artista, registrazioni audio, in un arco temporale dalla fine degli anni Dieci agli Ottanta del XX secolo, nonché una assai più ampia documentazione epistolare (fra le altre, lettere di Leonardo Castellani, Giorgio Vigolo, Ottavio Pinna, Marino Renato Mazzacurati, Mario Castelnuovo Tedesco, Claudio Cintoli, Aldo Rostagno, Joseph ed Elise Revson, e molti altri), documentazione iconica, catalogica e bibliografica relativa alla sua opera.

Francesco Di Cocco, nato a Roma nel 1900, vi si forma e vi è attivo fino a metà degli anni Trenta, con frequenti soggiorni a Parigi. Esordisce nella III Biennale romana nel 1925, partecipando l’anno seguente a Milano alla I Mostra del Novecento Italiano. Presente dal 1929 in diverse edizioni della Sindacale laziale (ove nel 1932 ha una personale), nel 1930 partecipa alla IV Esposizione d’arti decorative e industriali di Monza (e poi ancora alla V e alla VI Triennale di Milano nel 1933 e ‘36), nel 1931 alla I Quadriennale romana (come poi alla II, nel 1935) e nel 1932 alla XVIII Biennale di Venezia. A Bruxelles, nel 1935, prende parte all’Esposizione internazionale, e poi nel 1937 e nel 1939 alle Esposizioni universali di Parigi e New York, dove nel 1938 si è trasferito, e tiene una personale alla The Comet Art Gallery. Dal 1940 in California, ha personali nel The Museum of New Mexico a Santa Fé (1942), nel Santa Barbara Museum (1944, 1951), e nel M.H. de Young Memorial Museum, a San Francisco (1945). Dal 1955 al 1969 installatosi a New York, vi tiene diverse personali, in particolare nelle gallerie d’avanguardia Tanager e Bertha Schaefer (ma nel 1954 presente nella X Triennale di Milano). Ritorna a Roma nel 1969, nel 1973 ha una personale alla Galleria Peccolo, a Livorno (ripr. 1). Un’ampia antologica, a cura di Enrico Crispolti, nella Chiesa di San Paolo a Macerata, per Pinacoteca e Musei Civici, nel 1984 (ripr. 2) (cinque anni prima della morte, a Roma), riporta l’attenzione sul lungo percorso del suo lavoro; quello fra Futurismo e “Scuola romana” riproposto anche in importante rassegne, e analiticamente ricostruito nel 1991 alla Galleria Arco Farnese, a Roma (ripr. 3), e poi in in occasione delle mostre a Torino nelle Gallerie Narciso, Martano ed Eva Menzio, nel 1996 (ripr. 4)


La consultazione del Fondo Francesco Di Cocco è possibile soltanto su appuntamento e con lettera di presentazione, indicando un programma mirato di ricerca, da inviare preventivamente all’indirizzo e-mail: info@archiviocrispolti.it


APPROFONDIMENTI

Vita e momenti della ricerca.

Francesco Di Cocco, nato a Roma l’1 luglio 1900, da genitori fiorentini trasferitisi da qualche anno nella capitale, vi si forma, dopo l’impegno militare nel 1918 in Albania iniziando un’attività pittorica attento sopratutto al dinamismo futurista di Balla (immagina fra l’altro un Rondini in volo, 1919 (ripr. 5). Frequenta in particolare Leonardo Castellani, allora a Roma scultore. Fra 1922 e ’23 è a Parigi. Si occupa in quegli anni anche di ceramica. A Roma frequenta la “Terza saletta” del Caffè Aragno.
Verso metà degli anni Venti il suo orientamento pittorico si fa tuttavia decisamente ricostruttivo, orientato al dialogo con il museo, come evidente in un impegnato dipinto quale Le balie, 1924 c. (ripr. 6) (attualmente presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma), che espone nella Terza Biennale Romana, nel 1925. L’anno seguente, con una giorgionesca Madonnina (ripr. 7) e un Autoritratto che a distanza di decenni ricorderà come “un po’ rembrandtiano”, partecipa a Milano alla I Mostra del Novecento Italiano.
Nel 1927 espone con Emanuele Cavalli e Giuseppe Capogrossi a Roma nell’Hotel Dinesen, suscitando l’interesse di Corrado Pavolini e di Wart Aslan (che sottolinea: “Di Cocco desume alla sua pittura un carattere astratto dalla contemplazione degli antichi. Da antiche tecniche ricava sorprendenti risultati, come oggi usa dire, metafisici”). E sempre nel 1927 è presente in una collettiva alla Casa d’Arte Bragaglia. Stabilisce allora lo studio in Villa Strohl-Fern. L’anno seguente soggiorna a Parigi, dove in dicembre espone con Cavalli e Fausto Pirandello nella casa della contessa Castellazzi-Bovy. Rientra a Roma all’inizio del 1929, quando prende parte con successo alla mostra al Convegno di Roma, in Palazzo Doria, ove espone dipinti di solida disposizione compositiva quasi paratattica quale L’arca di Noé, del 1926 c. (ripr. 8) e Pentimento di Pietro, del 1927 c. (ripr. 9) (e ove avviene un confronto con Scipione e Mafai, già di clima “romano”). E poco dopo partecipa con cinque dipinti e undici disegni alla Prima Mostra del Sindacato Laziale Fascista degli Artisti, in Palazzo delle Esposizioni (criticamente attento in tale occasione al suo lavoro Roberto Longhi, che lo considera nell’ambito di quelli che chiama “irrealisti”).
La sua ricerca pittorica è ormai maturata in un’antitesi evolutiva alle certezze plastiche del “neoclassicismo” del “Novecento” romano (da Carlo Socrate a Francesco Trombadori, a Gisberto Ceracchini), sulla traccia segnata dal particolare percorso pittorico alternativo di Virgilio Guidi (al quale è molto vicino), connettendosi infatti alla problematica del “tono”, in una possibilità d’immagine sostanziata cromaticamente nella respirazione luminosa. E così opera dialetticamente entro la giovane realtà di quella che sarà detta “Scuola romana”, a lui vicini allora appunto Capogrossi e Cavalli (ma a quel ceppo sono sensibili allora anche sia Scipione che Mafai).
Tuttavia la sua ricerca non evolverà in senso tonale “timbrico”, come invece si orientano Melli, Cagli, e i medesimi Cavalli e Capogrossi, di questi non condividendo neppure l’interesse “primordiale”; optando chiaramente per un insofferente del tutto proprio declivio d’operatività immaginativa.
Nei suoi dipinti, annota allora Virgilio Guzzi nel libro Pittura italiana contemporanea. Origini e aspetti (pubblicato a Roma da Bestetti & Tumminelli nel 1931): “La forma non vi si definisce più che in una pasta tenera, friabile, fossero pietre carni e vesti leggere”. Nel 1931 prende parte alla I Quadriennale romana con tre dipinti, Bagnanti e due Composizione, e nel 1932 tiene a Roma nell’ambito della III Sindacale del Lazio la sua prima mostra personale, di trenta opere, impostata particolarmente sul passo d’una libertà d’estro, fra “divertimenti”, che datano al 1928, “fantasie” e “composizioni”, come quelle sul tema della mongolfiera (1930). Sempre nel 1932, con due significativi dipinti quali La vita serena (ripr 10) e Riposo (ripr 11), prende parte anche alla XVIII Biennale di Venezia.
Il suo maggiore sostenitore critico è allora C.E. Oppo. Ma Di Cocco è interessato anche all’ambito delle cosiddette “arti applicate”, e nel 1930 partecipa alla IV Esposizione d’arti decorative e industriali di Monza, presentandovi oggetti disegnati per l’E.N.A.P.I., al quale Ente dall’anno prima è legato da un contratto di collaborazione, e per il quale esporrà nel 1931-32 nella I Mostra d’arte sacra moderna, a Padova, e ancora alla V e alla VI Triennale di Milano, nel 1933 e ’36. E con l’E.N.A.P.I. continuerà a collaborare anche nel secondo dopoguerra. Aspetto finora scarsamente esplorato, ma significativo della sua attività.
Intanto nel 1932 e nel ’33 si interessa anche di cinema lavorando a Roma per la Cines, fra l’altro dirigendo il cortometraggio Il ventre della città (ripr. 12) (considerato poi da Umberto Barbaro un antecedente del “neorealismo”). Conosciuto il compositore Mario Castelnuovo Tedesco, quando vive a lungo a Firenze, ne dipinge nel 1934 il Ritratto con la famiglia, che espone nella II Quadriennale romana l’anno seguente. Anno in cui a Bruxelles dipinge alcuni murali per il Padiglione italiano dell’Exposition Internationale. E altri ne realizza nel ristorante del Padiglione italiano nel 1937 in quella di Parigi.
Nel 1938 Di Cocco si imbarca per New York, dove in primavera tiene una personale nella The Comet Art Gallery. E fra fine del medesimo anno e inizio del 1939 realizza murali per alcuni stands progettati dall’architetto Andrea Busiri Vici, e per il ristorante, dell’architetto Gustavo Pulitzer, nel Padiglione italiano della World Fair 1939.
Alla fine del 1938 riceve dalla Quadriennale romana una lettera in cui, nella mentalità nuove leggi fasciste di discriminazione razziale, gli si chiede di specificare la propria razza. Ricorderà: “Non risposi mai a queste lettere né ad altri telegrammi inviatimi dalla Quadriennale. Non fui mai iscritto al P.N.F. e, pur non essendo ebreo, quell’idea razzista mi disgustò molto e non tornai più in Italia durante il fascismo”.
Fra 1939 e ’40 vive a Città del Messico, stabilendosi quindi a San Francisco, e in California dove rimarrà fino al 1953, tenendovi personali nel Santa Barbara Museum (1944, 1951) e nel M.H. de Young Memorial Museum, a San Francisco (1945). Dopo un circoscritto momento di metamorfismo organico che caratterizza la sua breve esperienza messicana (nel 1942 terrà una mostra personale nel The Museum of New Mexico a Santa Fé), nella sua pittura s’accentua una dimensione fantastica in un pronunciamento di visionarietà onirica che caratterizza in particolare le fascinose tempere realizzate fra 1941 e ’43. E tale sua ricerca, che si distende fino al 1946 in meno inquietanti e invece solenni scenari “neometafisici” in olii sul tema in particolare degli Amusement Pier (ripr. 13), i caratteristi pontili ricreativi e festaioli, dialogando, per esempio, con il lavoro di un Seligmann, di un Tchelichew, di un Bermann, con un proprio accento agevolmente si colloca nell’ambito della prima stagione d’affermazione surrealista negli U.S.A.
Fra la situazione attestata nel libro di Sidney Janis Abstract and Surrealist Art in America, pubblicato nel 1944 a New York, e quella riproposta in una mostra quale Abstract and Surrealist American Art, nel Modern Institute of Art di Chicago, alla quale Di Cocco, fra 1947 e ’48, ha preso parte con opere appunto d’ispirazione surrealista, presente allora anche in diverse collettive d’arte nordamericana. Un dialogo che, da parte sua, avveniva attraverso un’acuta e originale rimeditazione d’una tradizione italiana d’esplorazione fantastica, da suggestioni magico-metamorfiche d’ambito manierista a scenari in distanze appunto d’eco “metafisica”.
A San Francisco nel 1947 realizza, nel medesimo impianto immaginativo, murali per il ristorante “Le Gourmet”. E i suoi paesaggi surreali hanno improntato molti bozzetti a tempera del 1943 per le scenografie (non realizzate) del film comico Up in Arms, girato nel 1944, regista Elliot Nuggent. Intanto è nuovamente impegnato anche nell’ambito delle arti applicate. Ma fra fine anni Quaranta e inizio Cinquanta la sua ricerca pittorica evolve in una nuova esperienza, sempre più orientata verso una sintesi di riduzione quasi geometrizzante dell’immagine, decisamente spinta sul piano, largamente schematizzata da contorni assai marcati, e definita da ampie campiture cromatiche, ma tutt’altro che squillanti; in una sorta di particolare propria fase “postcubista” (nel 1951 tiene appunto un’altra personale nel Santa Barbara Art Museum).
Da metà del 1953 alla fine del 1954 Di Cocco vive nuovamente in Italia, a Roma. Ove nel 1953 realizza alcuni murali per l’Esposizione Nazionale dell’Agricoltura. In una accelerazione evolutiva, questa breve esperienza lo porta a superare decisamente il sincopato narrativo precedente per una costruzione segnica elementare, interessato alla disinvolta, fantasiosa, e soltanto analogica esplorazione, quasi corsiva, di gangli, di “embrioni”, dipanati come in annotazioni di sciami trascorrenti di entità protozoiche; vicino agli archetipi segnici frequentati allora da Cagli e da Capogrossi (nel 1953 partecipa al Premio Graziano, a Venezia).Esperienza nella quale si può riconoscere il primo manifestarsi d’una sua apertura verso la ricerca informale, tuttavia definita compiutamente nel suo lavoro quando, rientrato negli U.S.A. all’inizio del 1955, si trova ad operare nei luoghi e nel vivo dell’affermarsi di proposizioni d’action-painting.
Intanto nel 1954 ha preso parte alla X Triennale di Milano, presentandovi, sempre per l’E.N.A.P.I., scatole di legno intarsiate su suo disegno non-figurativo. Fino al 1969 vive fra New York ed East Hampton, dove nel 1956 tiene una personale alla Guild Hall Art Gallery. Nella seconda metà degli anni Cinquanta la sua pittura si rinnova radicalmente, sondando appunto le possibilità espressive segniche del gesto, in una sintesi cromatica ridotta al bianco e nero, aggiungendovi tuttavia una personale sperimentazione nei delicati passaggi di grigi (ripr. 14 15 16). Partecipe dell’Informale nordamericano, fra gesto appunto, segno e materia (quasi occhieggiando il fare sia di Kline sia di De Kooning, che del resto allora frequentava). Lo hanno documentato le due personali tenute nel 1959 a New York nelle gallerie d’avanguardia Tanager (nella quale esponevano gli stessi Kline, De Kooning, Mitchell, Marcarelli) e Berta Schaefer.
Ma all’inizio dei Sessanta Di Cocco porta alle estreme conseguenze la riduzione cromatica e, abbandonata la componente segnico-gestuale, arriva a un sostanziale monocromatismo (ripr. 17). Poco oltre metà del 1961 tuttavia si ammala gravemente di nervi ed è ricoverato in una clinica psichiatrica di New York, dalla quale è dimesso alla fine del 1963. Ritornato a lavorare nel 1964, sviluppa nuovi interessi, da scultore, per una costruzione plastica di forme minimali tridimensionali, nelle quali un particolare ruolo “lirico” assumerà il colore monocromo o poi in leggere sfumature. Stagione nuova, questa, che costituisce l’aspetto conclusivo della sua ricerca (ripr. 18).
Particolarmente nel 1967-68 produce numerosissimi bozzetti attraverso i quali, da un proprio personale osservatorio, da vicino partecipa agli interessi di carattere “primario” e “minimalista” della nuova scultura nordamericana, da Robert Morris a Donald Judd, a Robert Grosvenor.
A New York ha rapporti particolarmente con Claudio Cintoli, che di poco poi lo precede nel ritorno in Italia, avvenuto appena oltre metà del 1969, a Roma. Ove sviluppa ulteriormente la propria ricerca plastica minimalista, soprattutto in termini di arricchimento di gradazioni cromatiche (ripr. 19 20), finendo per connettere quell’esperienza alla vicenda di una “nuova pittura”.
Nel 1973 tiene una personale alla Galleria Peccolo, a Livorno, presentato in catalogo da Lara Vinca Masini (ripr. 1), realizzando per l’occasione grandi sculture in metallo, ove interviene con colore uniforme, nebulizzato. Conosciuto tramite Cintoli, nel 1975 l’architetto Francesco Capolei lo chiama a realizzare una grande scultura da inserire in un’allestimento per l’Esposizione Universale di Okinawa. E intanto, negli ultimi lunghi anni romani d’attività, continua a realizzare incessantemente modellini di sculture, in una sintesi fra essenzialità plastica e consistenza assai ricca della loro aggettivazione cromatica, proponendo oggetti pittorico-plastici a provocazione lirica nei quali si esprime uno stupefatto personalissimo incantamento, tutto d’ascolto interiore.
Esiti significativi di quest’ultima sua, peraltro intensa, stagione creativa, sempre più solitaria, tutta ancora da riscoprire e adeguatamente valutare, concludono l’ampia antologica che Enrico Crispolti nel 1984 cura nella Chiesa di San Paolo a Macerata, per Pinacoteca e Musei Civici (ripr. 2), riportando l’attenzione sul lungo percorso complessivo del suo lavoro, fra Futurismo e “Scuola Romana” (rilevante segmento già riproposto prima e poi anche in significative rassegne di taglio storico, ma sopratutto analiticamente poi ricostruito in un’importante mostra retrospettiva tenutasi nel 1991 nella Galleria Arco Farnese, a Roma, interamente dedicata al suo lavoro fra le due guerre) (ripr. 3), e fra Surrealismo, Informale, e Minimalismo plastico di puro colore (territori appunto da meglio esplorare). Ma intanto Di Cocco si è tolto la vita, a Roma, il 24 maggio 1989.
Un’articolata occasione di rilettura dell’intero percorso della sua opera pittorica e plastica si è avuta nel 1996 nelle tre concomitanti mostre organizzate a Torino dall’Archivio Crispolti nella Galleria Narciso (Futurismo, “Novecento”, Scuola romana, Surrealismo, Postcubismo: fine anni Dieci-inizio Cinquanta), nella Galleria Martano (Informale: metà e seconda metà anni Cinquanta), e nella Galleria Eva Menzio (Strutture minimali e di colore puro: anni Sessanta-Settanta) (ripr. 4). E. C.


Indicazioni bibliografiche essenziali sul suo lavoro:
= come profilo complessivo:
Enrico Crispolti, Di Cocco, nomade, solitario, contemplativo, dal futurismo alle strutture di puro colore, Note biobibliografiche di Daniela Pagliai, Pinacoteca e Musei Comunali, Macerata, novembre 1984, Coopedit, Macerata, 1984 (contiene un Monologo di Di Cocco, pp. 31-52)
Francesco Di Cocco. Settant’anni di ricerca dal Futurismo alle strutture di colore puro, Officina edizioni, Roma, 1996 (con testi di Tina Maselli, Enrico Crispolti, Antonio Rava, Carlo Alberto Bucci; in occasione delle mostre a Torino nelle Gallerie Narciso, Martano ed Eva Mencio, nell’ottobre-novembre 1996)
= sull’esperienza futurista:
Maria Drudi Gambillo, Teresa Fiori, Archivi del Futurismo, Volume II, De Luca, Roma, 1962
Casa Balla e il Futurismo a Roma, a cura di Enrico Crispolti, Villa Medici, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1989
Futurismo 1909-1944. Arte, architettura, spettacolo, grafica, letteratura…, a cura di Enrico Crispolti, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 7 luglio-22 ottobre 2001, Mazzotta, Milano, 2001
= sull’attività fra “Novecento” e “Scuola romana”:
Gli artisti di Villa Strohl-Fern tra Simbolismo e Novecento, a cura di Lucia Stefanelli Torossi, presentazione di Antonello Trombadori, Galleria Arco Farnese, Roma, 28 aprile-10 giugno 1983, De Luca, Roma, 1983 Maurizio Fagiolo Dall’Arco, Scuola Romana. Pittura e scultura a Roma dal 1919 al 1943, De Luca, Roma, 1986
Francesco Di Cocco. Dal Futurismo alla Scuola Romana 1917-1938, Mostra a cura di Lucia Stefanelli Torossi, presentazione di Enrico Crispolti, testi e apparati critici di Carlo Alberto Bucci e Cristiana Perrella, Edizioni Arco Farnese, Roma, 1991
Enrico Crispolti, La pittura del primo Novecento a Roma (1900-1945), in , La pittura in Italia. Il Novecento/2, Electa, Milano, 1992
Giorgio Di Genova, Storia dell’Arte Italiana del ‘900 per generazioni. Generazione primo decennio, Edizioni Bora, Bologna, 1996
Cipriano Efisio Oppo. Un legislatore per l’arte. Scritti di critica e di politica dell’arte 1915-1943, a cura di Francesca Romana Morelli, De Luca, Roma, 2000
= sulla esperienza surrealista:Surrealism and American Art 1931-1947, curated by Jeffrey Wechsler, Rutgers University Art Gallery, Rutgers, 1977
= sull’attività oggettistica e decorativa:
Roberto Badas, Paola Frattali, 50 anni di arte decorativa e di artigianato in Italia. L’E.N.A.P.I. dal 1925 al 1975, E.N.A.P.I., Roma, dicembre 1976
= sull’esperienza cinematografica:
Umberto Barbaro, Neorealismo e realismo. Il cinema e il teatro, Volume II, Editori Riuniti, Roma, 1976
Alfredo Baldi, I documentari della Cines, "Immagine. Note di storia del cinema”, a. II, n. 3, marzo-giugno 1983
Mario Verdone, Luigi e Stefano Pirandello, soggettisti e sceneggiatori di cinema; Francesco Di Cocco, Note sul film Nascere da Donna Mimma di L. Pirandello; Francesco Di Cocco, Nascere. Uno scenario scritto con la collaborazione di Luigi Pirandello, “Teatro Contemporaneo”, a. VI, n. 11-12, ottobre 1985-maggio 1986, Lucarini, Roma
Mario Verdone, “Fumo” e “Lontano”: cinescenari pirandelliani di Francesco Di Cocco, “Teatro Contemporaneo”, Lucarini, Roma, a VII, n.15, maggio 1987
= sull’esperienza minimalista e di puro colore:
Francesco Di Cocco, Galleria Peccolo, Livorno, 29 novembre 1973 (testo di Lara Vinca Masini)
Enrico Crispolti, La pittura in Italia. Il Novecento/3. Le ultime ricerche, Electa, Milano, 1994.
= Carteggi:
Sonia Mocèri, "Carissimo Leonardo... ti ricordi quando eravamo futuristi insieme ?", ipotesi di riordino del carteggio Francesco Di Cocco - Leonardo Castellani (1919-1932;1961) per gli anni 1919-1922, Tesi di diploma, Università degli Studi di Siena, Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte, a.a. 2000-2001.


Fabio Benzi, Canto del pittore errante, in “Arte in”, anno IX numero 43, aprile 1996, pagg. 78/79/80/81.

allegato scansionato


Monologo di Francesco Di Cocco dal catalogo: Enrico Crispolti, Di Cocco dal futurismo alle strutture di colore puro, Coopedit, Macerata, 1984.

allegato scansionato (23 p.)


La consultazione del Fondo Francesco Di Cocco è possibile soltanto su appuntamento e con lettera di presentazione, indicando un programma mirato di ricerca, da inviare preventivamente all’indirizzo e-mail: info@archiviocrispolti.it






Con L. Pirandello e E. Maselli, Ninfa 1931
Con L. Pirandello e E. Maselli, Ninfa 1931

Nel 1935
Nel 1935

A Santa Monica 1951
A Santa Monica 1951

A Roma nel suo studio con E. Crispolti, Roma 1984
A Roma nel suo studio con E. Crispolti, Roma 1984

ripr. 1) copertina del catalogo: F. Di Cocco, Galleria Peccolo, Livorno, 29 novembre 1973 (testo di Lara Vinca Masini)
ripr. 1) copertina del catalogo: F. Di Cocco, Galleria Peccolo, Livorno, 29 novembre 1973 (testo di Lara Vinca Masini)

ripr. 2) copertina del catalogo: E. Crispolti, F. Di Cocco, nomade, solitario, contemplativo, dal futurismo alle strutture di puro colore, Coopedit, Macerata, 1984.
ripr. 2) copertina del catalogo: E. Crispolti, F. Di Cocco, nomade, solitario, contemplativo, dal futurismo alle strutture di puro colore, Coopedit, Macerata, 1984.

ripr. 3) copertina del catalogo: F. Di Cocco. Dal Futurismo alla Scuola Romana 1917-1938, Mostra a cura di Lucia Stefanelli Torossi, presentazione di Enrico Crispolti, testi e apparati critici di Carlo Alberto Bucci e Cristiana Perrella, Edizioni Arco Farnese, Roma, 1991.
ripr. 3) copertina del catalogo: F. Di Cocco. Dal Futurismo alla Scuola Romana 1917-1938, Mostra a cura di Lucia Stefanelli Torossi, presentazione di Enrico Crispolti, testi e apparati critici di Carlo Alberto Bucci e Cristiana Perrella, Edizioni Arco Farnese, Roma, 1991.

ripr. 4) copertina del catalogo: F. Di Cocco. Settant’anni di ricerca dal Futurismo alle strutture di colore puro, Officina edizioni, Roma, 1996 (con testi di Tina Maselli, Enrico Crispolti, Antonio Rava, Carlo Alberto Bucci; in occasione delle mostre a Torino nelle Gallerie Narciso, Martano ed Eva Menzio, nell’ottobre-novembre 1996).
ripr. 4) copertina del catalogo: F. Di Cocco. Settant’anni di ricerca dal Futurismo alle strutture di colore puro, Officina edizioni, Roma, 1996 (con testi di Tina Maselli, Enrico Crispolti, Antonio Rava, Carlo Alberto Bucci; in occasione delle mostre a Torino nelle Gallerie Narciso, Martano ed Eva Menzio, nell’ottobre-novembre 1996).

ripr. 5) Rondini in volo, 1919, pastelli su carta
ripr. 5) Rondini in volo, 1919, pastelli su carta

ripr. 6) Le balie, 1924, olio su tela
ripr. 6) Le balie, 1924, olio su tela

ripr. 7) Madonnina, 1924, olio su cartone
ripr. 7) Madonnina, 1924, olio su cartone

ripr. 8) L’arca di Noè, 1926, olio su tela
ripr. 8) L’arca di Noè, 1926, olio su tela

ripr. 9) Pentimento di Pietro, 1927, olio su tela
ripr. 9) Pentimento di Pietro, 1927, olio su tela

ripr. 10) La vita serena, 1932, olio su tela
ripr. 10) La vita serena, 1932, olio su tela

ripr. 11) Riposo, 1932, olio su tela
ripr. 11) Riposo, 1932, olio su tela

ripr. 12) Fotogramma del cortometraggio Il ventre della città, 1932
ripr. 12) Fotogramma del cortometraggio Il ventre della città, 1932

ripr. 13) Amusement Pier II, 1942, olio su tela
ripr. 13) Amusement Pier II, 1942, olio su tela

ripr. 14) Macchie nere, 1955-56, tecniche miste su tela
ripr. 14) Macchie nere, 1955-56, tecniche miste su tela

ripr. 15) White on Silver, 1956, olio su carta metallizzata
ripr. 15) White on Silver, 1956, olio su carta metallizzata

ripr. 16) Piccolo olio, 1957, olio su tela
ripr. 16) Piccolo olio, 1957, olio su tela

ripr. 17) Piccolo rosa, 1960, tecnica mista su cartone telato
ripr. 17) Piccolo rosa, 1960, tecnica mista su cartone telato

ripr. 18) Scultura, 1967, alluminio dipinto
ripr. 18) Scultura, 1967, alluminio dipinto

ripr. 19) Scultura, 1974, alluminio dipinto
ripr. 19) Scultura, 1974, alluminio dipinto

ripr. 20) Scultura, 1974, alluminio dipinto
ripr. 20) Scultura, 1974, alluminio dipinto