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L'ultimo Di Cocco
a cura di Manuela Crescentini
Francesco Di Cocco, Scultura, 1974 ca., alluminio dipinto, cm. 64x107,5x16
Francesco Di Cocco, Scultura, 1974 ca., alluminio dipinto, cm. 64x107,5x16
L’attività espositiva della “Vetrina” Ripetta 131 - il cui avvio coincide con la “notte bianca” romana, fissata per l’8 settembre 2007 - si inaugura, a cura di Manuela Crescentini, riproponendo il lavoro di Francesco Di Cocco (Roma 1 luglio 1900 - 24 maggio 1989), il cui fondo, costituito da opere e documenti in via di catalogazione informatica, è conservato e curato dall’Archivio Crispolti (cfr. qui Fondo Francesco Di Cocco). Di Cocco risulta oggi un artista emblematico del Novecento, anche perché, nell’arco di una settantina d’anni di intensa ricerca artistica e di rapporti culturali assai ampi (in Italia, in Francia e soprattutto negli Stati Uniti), ha ricondotto alla propria personale poetica i diversi linguaggi di pittura, scultura, arti applicate e film, raggiungendo livelli particolarmente alti ed esiti personali sempre originali. Nell’occasione l’Archivio Crispolti avvia una ricognizione dei momenti salienti dell’opera tuttora complessivamente poco nota di questo artista - salvo che per la giovanile e felice stagione fra Futurismo, “Novecento” e “Scuola Romana”, già apprezzata dalla critica -, muovendo dall’ultima fase della sua attività creativa, dell’avvio degli anni Sessanta, riguardante un’esperienza di scultura immaginata in termini di strutture plastiche primarie, inizialmente monocrome, poi sempre più connotate di colore puro in chiave lirica, e quindi, dall’inizio dei Settanta, progettate anche a grandi dimensioni, in termini di consapevole collocazione ambientale, come suggerito nella personale alla Galleria Peccolo, a Livorno, nel 1973 . La proposta dell’Archivio è infatti di ripercorrere a ritroso le maggiori fasi dell’intera sua ricerca che prende precocemente avvio nella seconda metà degli anni Dieci dello scorso secolo, partecipando in modo originale del dinamismo futurista romano.

5/9/2007