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Nicola Carrino:
verso una ritrovata tettonicità dell’opera

a cura di Manuela Crescentini testo di Francesco Moschini
DECOSTRUTTIVO/ARCHITETTURA  2006/2007 - COSTRUTTIVO 1/69 C  1968/2008
DECOSTRUTTIVO/ARCHITETTURA 2006/2007 - COSTRUTTIVO 1/69 C 1968/2008
Non deve essere stato facile per Nicola Carrino, conoscendo tutti il suo continuo interrogarsi e il suo spasmodico rigore, accettare di mettersi in vetrina, sia pure in una vetrina della prestigiosa biblioteca di Enrico Crispolti.
Data la ristrettezza dello spazio a disposizione, era difficile immaginarlo all’opera sia pur con pochi elementi di Costruttivi Trasformabili squadernati sulla ribalta visiva ma anche con i suoi più recenti “allontanamenti” tra parti che pur nella distanza, attraverso le loro collimazioni visive, tendono a ricongiungersi.
Ebbene anche in questa piccola occasione espositiva Carrino tende, come sempre, a proporsi con un forte carattere di novità pur rimanendo all’interno delle sue amate “fissazioni” scultoree. Accettando la sfida dell’anomalo spazio espositivo preannuncia una sua nuova sfida nei confronti della scultura come oggetto architettonico. Eccolo allora confrontare nella vetrina da una parte il progetto di riconfigurazione della “Casa degli Artisti” per Spoleto, secondo una forma cubica dove i moduli a L in acciaio corten, aggregandosi ma anche lacerandosi secondo ovvie esigenze funzionali lasciano intravedere bellezze impreviste; dall’altra quasi a preannunciare un pur parziale esito figurativo erge totemicamente un Costruttivo Trasformabile imponendogli una sacralità, una ieraticità di rimando immediato a quella che potrebbe essere l’esito figurativo della “Casa dell’Artista”.
Eccolo allora privilegiare la tettonicità dell’opera quasi ad indicare che vanno ritrovati i fondamenti dell’operare dopo l’euforia partecipata in nome di “quell’abitare poeticamente” sempre perseguito da Carrino.

Francesco Moschini

17/3/2008

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