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Ara Belli - Roberto Pietrosanti
a cura di Manuela Crescentini testo di Roberto Pietrosanti
<i>Ara Belli</i>, 2004, tecnica mista su legno, cartone, cm 40 x 40 x 40
Ara Belli, 2004, tecnica mista su legno, cartone, cm 40 x 40 x 40
“Ara Belli”
si prospetta come una situazione di scontro e raccordo, di confine effettivo e ipotetico.




Nella sua dinamica interna l’opera può perciò essere chiarita come il realizzarsi, il compiersi di un antagonismo di natura metafisica.
L’opposizione che porta a far collidere il movimento proteso in avanti, il moto medesimo di ogni vita che fluisce, con lo scatto improvviso, lacerante della forbice che segna il tempo delle cose.
Qui le pareti di materia frammentata, a scaglie, a schegge puntute, sono serbatoio di miriadi di memorie, deposito anfrattuoso di esistenze e porzioni di tempo.




L’interno echeggia l’immobile sospensione di una durata senza misura né soluzione di continuità. Entro lo spazio cubico – saldamente ancorato a terra e sicuro negli angoli netti che lo sguardo riesce a dominare – si fa largo il pensiero meditativo, a suo modo incurante della finitudine umana.
Un pensiero che elegge rotte ascensionali, assecondando con lo sguardo le linee salienti delle pareti.




Non mi preoccupo, al momento di realizzare un’opera, se l’opera resisterà, e quanto, all’avanzare del tempo.
Non sono le circostanze esterne cui è legato il destino materiale di un lavoro a influire sul mio modo di concepirlo. E’ invece un ethos, una necessità interiore che mi induce a pensare all’opera come cosa nata per sfidare idealmente il limite estremo oltre il quale non c’è ritorno.
In questo senso, la durata può divenire un modo per opporre resistenza, e quindi coincidere con l’idea del restare, del permanere.
Ovunque si vada, qualunque sia la direzione, si materializza un luogo raccolto in un punto.




La stanza si fa puntello. Si contrappone alle scenografie provvisorie, effimere.
Pure, non si ribella al tempo.
Assume su di sé l’impermanenza, diventa solido che resiste e insieme che desiste.



www.robertopietrosanti.it

10/11/2008