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Lucilla Catania: Lampione
a cura di Manuela Crescentini testo di Giuseppe Appella
<i>Lampione</i>, 2004, terracotta patinata, cm 170 x 20 x 35
Lampione, 2004, terracotta patinata, cm 170 x 20 x 35
Dai flussi sconnessi della materia, come una apparizione, risultato dello stratificarsi di più frammenti di un solo elemento in terracotta, al centro della vetrina emerge Lampione.

Lo studio primitivo della materia, come se questa si fosse rappresa in una immaginaria e accidentale colata, determina la forma che assume una immediata evidenza plastica, in contrasto con la sua casuale visione. Il movimento l’agita in maniera imprevedibile, alternando, nello spazio preordinato, masse e vuoti con slanciato gioco volumetrico che la luce accentua.

Ai due lati di Lampione, quasi a voler chiarire che la sua scultura è sempre accompagnata da una intensa produzione disegnativa, Lucilla Catania ferma sulla carta l’idea della simmetria della forma insita nella sua aspirazione architettonica, il ribaltamento del motivo iterato, la disposizione ad affrontare un binomio grafico derivante dallo stesso spazio in cui si realizza l’unità delle esistenze parallele.

Questa operazione, elementare ma audace, non si rifà a una diretta ispirazione della realtà. L’invenzione conserva significati chiaramente allusivi al mondo circostante, proprio nella modestia dei mezzi e nella sobrietà degli effetti, nella riduzione di volumi tradizionali a strutture arditamente semplificate, nella misura che trova il suo equilibrio in una accorta disposizione di masse plastiche, centrata sulla sovrapposizione di omogenei elementi multipli, riuniti secondo il ritmo del tema scelto, non privi di monumentalità.

Non è da trascurare il lato inquietante che affiora da questa scultura, facendola divenire, agli occhi di chi si ferma davanti alla vetrina, fantasma di continuo agitato da un interno terremoto, teso a rinnovare il repertorio di una personalissima mitologia del fantastico.

Testo di Giuseppe Appella

5/2/2009

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