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ARTE DEL FILO Maria Lai
a cura di Livia Crispolti testo di Silvia Loddo
Ricucire il mondo, 2008
Ricucire il mondo, 2008
Come un bambino che “gioca, inventa, propone, dà voce ai fantasmi che popolano la sua ansia di assoluto”, sospesa in un tempo in cui si incontrano e si combinano antichità secolari e attualità, Maria Lai è intenta da oltre cinquant’anni nel suo straordinario gioco dell’arte.
Un gioco le cui regole, per l’artista, coincidono simbolicamente con quelle elaborate dalla cultura contadina per la coltivazione dell’olivo, esemplificate dai cinque elementi su cui si basa: la concretezza del “sasso”, l’azione di sconvolgimento sulla terra operata dal “solco” scavato dall’aratro, il calore bruciante del “sole”, i tagli rigorosi della “scure”, la dolce amarezza del “sale”.
Caratterizzato dal punto di vista formale da una grande accuratezza stilistica e risultato della sapiente pazienza del fare manuale, il lavoro di Maria Lai si nutre di “gioco, rigore, inquietudine e artificio” e risponde sempre all’esigenza di una meditata disciplina e responsabilità, rifiutando quanto dell’atto creativo è soltanto “utilità, istinto, sicurezza o ingenuità”.
Instancabile sperimentatrice di tecniche e materiali, dal legno al pane, dalla terracotta al cemento, a partire dagli anni sessanta Maria Lai carica tele e telai di grovigli inestricabili di fili che si trasformano nelle grafie libere di pagine scritte o in costellazioni, cieli, mappe e geografie fantastiche. Il filo diventa così mezzo espressivo privilegiato, non solo elemento materico ma anche segno, assimilabile al suo raffinato tratto grafico. Inutile seguire il percorso di Maria Lai cercando passaggi netti e metamorfosi di tecniche, stile o contenuti: convivono infatti segno e materia, valori plastici e pittorici, astrazione e figurazione, pratica artigianale e dimensione concettuale. Il filo può così diventare un nastro che lega silenziosamente un intero paese alla montagna (Legarsi alla montagna, Ulassai, 1981), esperienza esemplare di arte ambientale e partecipata, che rivela un’insofferenza per i canali ufficiali in cui si muove il sistema dell’arte.

Anche per questo una vetrina, liberata dalla sua comune funzione commerciale e resa pura occasione di offerta e apertura al pubblico, diventa contenitore appropriato per il lavoro di Maria Lai, frutto della ferma convinzione che l’arte nasce realmente nel momento in cui si crea un’occasione di dialogo vero tra opera e fruitore.

Silvia Loddo

Le citazioni sono tratte da Giuseppina Cuccu, Maria Lai, Le ragioni dell’arte. Cose tanto semplici che nessuno capisce, Cagliari, Arte Duchamp, 2002.

Video - Incontro con Maria Lai.

Video - Sospesa tra cielo e terra - tra dialogo e racconto Maria Lai.

www.stazionedellarte.it

www.arteduchamp.it

26/4/2009