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Giancarlo Sciannella Enea
a cura di Manuela Crescentini testo di Simone Battiato
Crediti fotografici: Studio Fotografico Pino Abbrescia/Fabio Santinelli (Face2Face Studio).
Crediti fotografici: Studio Fotografico Pino Abbrescia/Fabio Santinelli (Face2Face Studio).
«Diventa ciò che sei» Pindaro

L’opera di Sciannella racchiude nella natura intrinseca e nella qualità plastica di due materiali “poveri” come il legno e la terracotta la sua straordinaria forza evocativa. La materia di terra reca le tracce del lavoro demiurgico dell’artista che diventa metro espressivo esistenziale di confronto fra sé e il mondo, tra presente contemporaneo e passato inteso come storia e, come testimoniano in particolare i lavori dell’ultimo decennio, fra l’uomo ontologicamente e universalmente centrico e lo spazio-ambiente all’interno del quale si manifestano le sue epifanie. E’ un dialogo interrogativo interiore, intimo e personale, quello intrapreso dall’artista con la materia primaria e arcaica che il fuoco concretizza investendola e trasformandola in scrittura; racconto che conserva sacralmente gli echi della tradizione ceramica secolare “castellana” di cui l’artista è continuatore e l’uomo figlio del medesimo sostrato socio antropologico. La materia diventa corpo tellurico, quasi di consistenza carnale, la cui epidermide è solcata dai segni-forza dinamici che definiscono la plastica e che allusivamente e poeticamente diventano in questo lavoro segni d’acqua su terra (cotta a fuoco) transustanziata in legno (la stiva di un’imbarcazione di mitici antenati). L’orizzontalità della scultura è bilanciata dagli elementi lignei verticali trattati a cera che la “ancorano” al suolo d’approdo, oggetto archeologico marino di forte suggestione archetipa. Sciannella sceglie di “recuperare la pratica di una prestanza povera della ceramica (E. Crispolti)” lontano da tentazioni virtuosistiche e narrative, bensì come detto, allusive. Lo testimonia quest’ultimo lavoro, Enea, ennesima tappa del viaggio cosmologico e cosmogonico intrapreso dall’artista attraverso il nuovo millennio. È la vicinanza fluviale e portuale tiberina (finanche echi di leggenda legati all’antica forma dell’omonima isola) ad avergli offerto la componente di suggestione formale navale. Ma Sciannella arriva ai primordi della storia capitolina citando il mitico eroe virgiliano, che una volta sbarcato sulle coste del Latium Vetus dopo un lungo e tormentato viaggio (a cui allude la geografia fantastica della carta che accompagna il lavoro scultoreo, satura di drammatico magma bituminoso) attraverso la sua progenie, “mise le radici” culturali da cui sarebbe nata la futura Gens Iulia. Il confronto con il lavoro di Sciannella diventa esperienza gnoseologica che si fonda proprio sulla componente materica dell’opera. Una materia che svela e rivela attraverso il suo nucleo di densità espressiva che rimanda a referenze archetipe. È un canto che spesso sembra evocare un passato arcaico rurale e montano mettendone a confronto le fondamenta culturali con il presente moderno. Per questo l’opera di Sciannella è fortemente e fondativamente contemporanea.

Di Simone Battiato

3/3/2011