
Nel 1976 chiamato a curare il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, Crispolti interpreta il tema ufficiale, Ambiente, partecipazione e strutture culturali, come Ambiente come sociale con l’intento di sostituire all’idea della mostra come spazio da occupare quella di luogo dove interagiscono i rapporti sociali e partecipativi, riprendendo i temi già posti in Volterra ’73. Nel 1977 è tra i principali curatori della cosiddetta “biennale del dissenso” con una sezione dedicata alla Nuova arte sovietica. Una prospettiva non ufficiale. Per la Biennale del 1978, intitolata Dalla natura all’arte dall’arte alla natura, Crispolti concepisce e cura la sezione Utopia e crisi dell’antinatura, con un focus sull’architettura e un approfondimento sull’ Immaginazione mega-strutturale dal Futurismo a oggi, dove propone un’analisi delle tensioni che si creano tra utopia architettonica e contraddizioni sociali. Per il Padiglione Italia, di cui è commissario, seleziona una serie di artisti e lavori a lui più prossimi, da Somaini al pescarese Franco Summa, dal “muro” di Staccioli alla scandalosa performance di Antonio Paradiso.
