Biografia

by livia

Scheda biografica generale

Enrico Crispolti (Roma 1933-2018), storico, critico d’arte militante, spirito innovatore fra i più impegnati in Italia tra la seconda metà del XX e il primo ventennio del XXI sec.

Professore all’Accademia di Belle Arti di Roma dal 1965, Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea prima a Salerno dal 1973, poi dal 1983 e fino al 2008 a Siena, dove ha diretto per circa vent’anni la Scuola di Specializzazione formando generazioni di studiosi.

Nel 1997, con il libro Come studiare l’arte contemporanea, dedicato ai suoi studenti di Siena, ha notificato la propria metodologia di studio rispetto alla disciplina, ridisegnandone il volto e i metodi.

È stato Commissario, per l’Italia, alle Biennali di Venezia nelle sezioni: 1976, L’ambiente come sociale; 1977, La nuova Arte Sovietica. Una prospettiva non ufficiale; 1978, Natura praticata e L’immaginazione megastrutturale dal Futurismo a oggi.

E Commissario alla XI Quadriennale di Roma del 1986, nella sezione Ricognizione Sud: una possibile campionatura.

Formatosi con Lionello Venturi, all’Università di Roma “La Sapienza”, ancora studente svolge ricerche approfondite sull’opera grafica di Goya, su cui tiene la tesi di laurea nel 1958, anno in cui pubblica anche la prima monografia dedicata a Bice Lazzari.

Dal 1955 è autore di saggi e articoli su riviste e giornali di settore e, dal 1957, con la mostra romana Burri Morlotti Vedova avvia una fitta attività espositiva in collettive e personali fra cui spicca, nel 1959, la personale di Lucio Fontana, alla galleria L’Attico a Roma.

All’inizio degli anni Sessanta propone il superamento del modello di mostre a “Salon” e a “Premio” con le quattro rassegne internazionali, a “Saggio critico”, Alternative Attuali, sorta di contro biennali di Venezia, realizzate fra il 1962 e il 1968 a L’Aquila.

Tra i primi a valorizzare il lavoro di Alberto Burri nel secondo dopoguerra, ha seguìto gli sviluppi della ricerca, fra gli altri, di Giacomo Balla, Renato Barisani, Enrico Baj, Dino Mirko Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Cascella, Alik Cavaliere, Mimmo Conenna, Vittorio Corona, Francesco Di Cocco, Lucio Fontana, Franco Garelli, Giuseppe Guerreschi, Nedda Guidi, Renato Guttuso, Gerhard Hoehme, Bice Lazzari, René Magritte, Edgardo Mannucci, Mattia Moreni, Ugo Nespolo, Titina Maselli, Fabrizio Plessi, Mauro Reggiani, Bepi Romagnoni, Charles Szymkowicz, Francesco Somaini, Mauro Staccioli, Mino Trafeli, Valeriano Trubbiani, Sergio Vacchi.

Si è occupato, al tempo stesso, delle ricerche delle generazioni, successive, ad esempio di Gianfranco Anastasio, Angelo Casciello, Giancarlo Croce, Maria Dompè, Ignazio Gadaleta, Sauro Cardinali, Elisabetta Catamo, Lucilla Catania, Giuseppe Fiducia, Bruno Liberatore, Giancarlo Sciannella, Luigi Vollaro.

Dall’inizio degli anni Settanta propone un nuovo modello di Catalogo Generale Ragionato dell’opera degli artisti attraverso un’analisi critica capillare del lavoro. Fra questi: Enrico Baj, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Mattia Moreni, Francesco Somaini, Valeriano Trubbiani, Sergio Vacchi

 Da un lato l’esperienza di critico militante, che analizza fianco a fianco con l’artista il senso del lavoro, lo porta ad estendere il tradizionale ruolo esegetico del critico d’arte a quello di “compagno di strada”, paragonandolo al ruolo dell’investigatore che indaga sul “delitto”, ovvero l’opera, e ne scopre il movente e dunque la poetica attraverso l’analisi circostanziata del linguaggio inserito nel suo contesto culturale. Dall’altro, l’intensa attività storiografica portata avanti, ad esempio attraverso lo studio del Futurismo in tutti i suoi aspetti, la ricostruzione dei rapporti con il Dadaismo nel quadro di una ricerca analitica sulla partecipazione italiana a Dada, lo studio dei rapporti fra Futurismo e fascismo e i diversi aspetti dell’arte italiana ed europea fra le due guerre, lo studio degli svolgimenti dell’arte Ambientale fin dai suoi inizi, in Italia, della fine degli anni Sessanta, nonché l’analisi delle ricerche in atto, collocano Crispolti fra i massimi esperti d’arte del XX secolo.

Il vasto materiale documentario, raccolto sistematicamente dai primi anni Cinquanta, ha reso l’Archivio/Biblioteca Crispolti uno dei più consistenti e preziosi luoghi dell’arte contemporanea privati, in Italia. Ed è stato riconosciuto d’interesse nazionale dalla Soprintendenza ai Beni Archivistici e Librari del Lazio nel 1992.

1933 – 1958 La formazione


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Con il papà Pietro (1933)

Enrico Crispolti, nasce a Roma il 18 aprile 1933, figlio unico di Pietro, dottore Agronomo (Perugia 1900 – Roma 1939) e Carolina Raineri (Piacenza 1903 – Roma 1986).

Con la mamma Carolina Raineri a Grottaferrata (1933)

Nel 1939 muore il padre. Nell’estate del 1940, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce con la madre presso i nonni materni, in via Nizza a Roma. Nei pochi anni in cui convivono, la figura del nonno, Giovanni Raineri (Fidenza [PR] 1858, Roma 1944),[1] ha modo di incidere profondamente nella formazione del nipote, il quale assimila da lui il convinto spirito di partecipazione e condivisione democratica che caratterizzerà le sue successive scelte nella vita privata e nell’attività professionale. Nel 1944, alla morte dei nonni si trasferisce con la madre nella vicina via Velletri. Compie gli studi presso scuole religiose fino al liceo presso l’Istituto Classico Massimiliano Massimo, dove si diploma nel 1951.

Tra il 1951 e il 1953, firma tre articoli per “Il Massimo”, periodico del Liceo, di cui il primo dedicato a: Pittura e scultura al S. Eugenio. In questi anni conosce e frequenta l’incisore Luigi Bartolini di cui fa acquistare alla madre due piccole incisioni con le quali avvia la propria collezione privata e la raccolta di documenti d’archivio.

I nonni materni Rosa e Giovanni Raineri, 18 luglio 1936

Nell’ottobre del 1951 si iscrive al corso di laurea in Lettere con indirizzo moderno all’Università “La Sapienza” di Roma, dove frequenta le lezioni di Lionello Venturi. Al tempo stesso avvia un’intensa attività pubblicistica e di organizzazione di mostre. Nel 1954 vince il terzo premio al concorso “Saper leggere la stampa” bandito dal mensile “il Mulino” per il quale, nel 1955, pubblica il primo articolo recensendo Fantasia dell’arte nella vita moderna di Piero Dorazio e l’anno successivo avvia la collaborazione con “Nuova Repubblica”, con l’intervento dal titolo Astratto Concreto. Segue da uditore le lezioni di Venturi alla Scuola di Perfezionamento, dove conosce Maria Laura Drudi Gambillo (Venezia 1927-Roma 1972) che sposerà nel 1959 e che avrà un

Alla mostra di Pollock alla Gnam, fine 1957

ruolo importante nella sua prima formazione. Frequenta l’ambiente artistico romano: in particolare, il pittore Enzo Brunori lo introduce nell’ambiente di Villa Massimo dove incontra, fra gli altri, lo scultore Edgardo Mannucci, grazie al quale entra in contatto con Alberto Burri, autore nel 1957 di una sua storica foto ritratto.

Crispolti foto scattata da A. Burri (1957)

Laura Drudi Gambillo lo introduce contemporaneamente nell’ambiente veneziano dove ha modo di conoscere il critico Giuseppe Marchiori, il pittore Emilio Vedova, lo scultore Alberto Viani e, tramite quest’ultimo, nel 1956, Francesco Somaini,

di cui Crispolti aveva particolarmente apprezzato le sculture esposte alla Biennale di Venezia del 1956. Nello stesso 1956, scrive anche per “la Voce Repubblicana”, a cui si aggiunge, per poco tempo, il periodico bresciano “Provincia” grazie al collezionista Guglielmo Achille Cavellini, col quale intrattiene una fittissima corrispondenza epistolare.

Crispolti Somaini mostra La Salita (1957)

Nel 1955-1956, una borsa di studio dell’Accademia di San Luca gli consente di passare un periodo in Liguria per svolgere delle ricerche su Arturo Martini, mentre la società editoriale Il Mulino lo incarica di curare un’edizione italiana delle incisioni di Francisco Goya che saranno oggetto di alcuni viaggi in Spagna e della tesi di laurea dal titolo Le opere grafiche di Francisco Goya dalle origini ai “Caprichos” (1746-1799). Tesi che discuterà con Mario Salmi nel marzo 1958, essendo andato in pensione Venturi. Nell’estate del 1957 pubblica un saggio sulla pittura di Emilio Vedova nella rivista “Civiltà delle Macchine”; nello stesso anno presenta Somaini, a Roma, alla Galleria La Salita. La ricerca sul campo svolta a diretto contatto con gli artisti, lo allontana sempre più dai maestri sul cui pensiero si era formato, in particolare da Lionello Venturi. Un evidente momento di frizione ideologica rispetto al maestro, che in quel momento sostiene la ricerca Astratto-Concreta a difesa del principio di controllo formale dell’opera in risposta alle novità provenienti dal Nord America, si configura con la mostra alla Galleria La Salita a Roma, nel novembre 1957, in cui Crispolti analizza il lavoro informale di Burri Morlotti Vedova. Sempre nel 1957, presenta il lavoro di Willy Baumeister alla Galleria La Medusa a Roma e assume la co-direzione del bollettino della galleria torinese “Notizie” di Luciano Pistoi, dove avvia un dibattito proprio sui temi dell’Informale, mentre non tralascia di sviluppare un primo studio organico sul cosiddetto “Secondo Futurismo”. Fondamentale, nel 1957, è l’incontro con Lucio Fontana (con il quale avvia un lungo carteggio) che costituirà un punto di svolta concettuale nella lettura dell’Informale e che, nel 1971, approderà alla pubblicazione di due consistenti volumi dedicati all’Informale e al suo rapporto con l’Astrazione internazionale.

Terminata, nel 1958, la formazione universitaria e già fatte le prime importanti esperienze professionali di critica sul campo, Crispolti s’impegna nell’identificazione progressiva del proprio progetto critico. Si trova a lavorare in un contesto socioculturale in vertiginoso cambiamento, a sua volta inserito all’interno di quello che è stato definito il “miracolo economico” del secondo dopoguerra in Italia.

L’allontanamento dalle posizioni critiche di Venturi, per il quale conserverà sempre grande stima e rispetto, si articola ulteriormente tra il 1957 e il 1958 quando, in occasione della presentazione alla Galleria L’Attico di Roma della personale di Sergio Vacchi, afferma il superamento dell’Informale in direzione di una “Nuova Figurazione”. Superamento dell’Informale che Crispolti considera tuttavia il primo vero cambiamento artistico dopo le avanguardie storiche e di cui approfondisce i contenuti fenomenologici ed esistenziali attraverso gli studi di Antonio Banfi e Enzo Paci. Crispolti apre il 1958, presentando dal 22 e 30 gennaio, presso la galleria del Cavallino a Venezia, la pittura di Bice Lazzari.  Fra i molti impegni di lavoro a cui si dedica in questi anni si distingue la prefazione all’edizione italiana del libro di David Talbot Rice, Arte Bizantina dedicata all’approfondimento dei nessi tra arte bizantina e arte contemporanea, soprattutto per quanto riguarda i movimenti artistici europei fra le due guerre. Ancora nel 1958 pubblica la sua prima monografia al lavoro della pittrice veneziana Bice Lazzari con la prefazione di Venturi.

[1] Giovanni Raineri, Borgo San Donnino oggi Fidenza (PR) 1858, Roma 1944. Già fondatore nel 1902, a Piacenza, della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari e poi, dal 1904 al 1923, deputato di Piacenza in rappresentanza del “Comitato Democratico Autonomo”; successivamente Ministro del Commercio e Agricoltura nel Gabinetto Luzzatti, 1910-1911, e infine Ministro delle Terre Liberate nel Gabinetto Nitti, 1920-22.

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Enrico Crispolti, nasce a Roma il 18 aprile 1933, da Pietro e Carolina Raineri. A sei anni perde il padre.Compiuti i primi studi in istituti religiosi, si diploma nel 1951 presso l’Istituto Classico Massimiliano Massimo. Nello stesso anno firma il primo articolo dedicato alla Pittura e scultura al S. Eugenio sul giornale del Liceo. Nell’autunno ‘51 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”, e nel 1955, sul mensile “Il Mulino”, recensisce il libro Fantasia dell’arte nella vita moderna di Piero Dorazio.

Durante il corso universitario frequenta da auditore le lezioni di Lionello Venturi alla Scuola di Perfezionamento, dove conosce Maria Laura Drudi Gambillo sua futura moglie allora impegnata nella redazione degli Archivi del Futurismo. Esntra in contatto con il mondo artistico romano e, grazie al pittore Enzo Brunori, viene introdotto nell’ambiente di Villa Massimo dove, tra gli altri, conosce Alberto Burri. Nel 1956, alla Biennale di Venezia, conosce l’opera di Francesco Somaini di cui resta favorevolmente colpito. Nel 1958 si laurea con una tesi dal titolo Le opere grafiche di Francisco Goya dalle origini ai “Caprichos” (1746-1799).

1959 – 1972 La prima grande stagione di lavoro – le alternative di ricerca


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Appena laureatosi, nel 1958, redige per l’“Enciclopedia Universale dell’Arte” Treccani le voci: Comico e Caricatura, Capriccio, Cubismo e Futurismo, Esotismo, Goya Y Lucientes, nei volumi III, IV, V e VI.

Nel 1959 soggiorna a Parigi, con una borsa di studio ministeriale. Qui raccoglie il primo nucleo di materiali documentari sull’Informale da cui nasce il monumentale progetto editoriale che vedrà, solo parzialmente, la luce nel 1971. Al tempo stesso, la conoscenza diretta di una seconda generazione futurista lo lega in particolare alle ricerche di Maria Laura Drudi Gambillo che, nel marzo 1958, insieme a Teresa Fiori, aveva pubblicato presso l’Editore De Luca, il I Tomo degli Archivi del Futurismo. Pubblicazione a cui Crispolti aveva dato supporto pratico in fase di raccolta e riordino dei materiali.

Il giorno del matrimonio con Maria Laura Drudi Gambillo in Campidoglio, a Roma, aprile 1959

Nella primavera 1959 sposa Laura Drudi Gambillo. Organizza al tempo stesso importanti mostre personali di carattere informale, fra cui Fautrier, Canogar, Fontana, Somaini. Il distacco dai maestri si conferma fra gennaio e marzo 1960, con le personali dedicate a Imai  e Leoncillo . Quindi a maggio organizza, con Roberto Sanesi ed Emilio Tadini, alla Galleria L’Attico di Roma, Possibilità di relazione, in cui segnala il superamento dell’Informale attraverso una Nuova figurazione. A novembre del 1960 allestisce le personali di Hoehme e Mannucci . Contemporaneamente Crispolti afferma la propria autonomia di Storico contribuendo, da un lato, a spostare i riferimenti temporali del movimento futurista di cui prolunga lo svolgimento nel cosiddetto Secondo Futurismo; oltre cioè la data convenzionale della morte di Umberto Boccioni (1916) che porta invece al 1944: data della morte del fondatore del Movimento Filippo Tommaso Marinetti. Dall’altro lato contribuisce a rimuovere la pregiudiziale visione pitturo-centrica di un Futurismo modellato su Boccioni aprendo a quanto indicato nel 1915 dal manifesto futurista Ricostruzione Futurista dell’Universo, di Balla e Depero.

Nel 1961, per l’Editore Pozzo, pubblica Il Secondo Futurismo 5 Pittori +1 Scultore Torino 1923 – 1938 che, nel marzo 1962, si traduce nella mostra omonima, organizzata con Albino Galvano presso la Galleria Civica di Torino. Il passaggio fondamentale di maturazione critica, già segnalato dalla mostra a L’Attico del ‘60, Crispolti lo compie con la tetralogia espositiva Alternative Attuali a L’Aquila, la cui prima edizione del 1962 contiene l’Omaggio a Burri.  In particolare, con Alternatice Attuali, Crispolti invece della consueta tipologia di mostre a “Salon” o a “Premio”, propone il modello di mostra a “saggio critico” attraverso cui promuove la propria poetica delle “alternative di ricerca”. Si tratta del definitivo superamento idealistico del principio di “coerenza stilistica” proposto, nel 1933, da Matteo Marangoni nel saggio Saper vedere e sostenuto dalle teorie di Lionello Venturi, su cui Crispolti si era formato.

Il 9 gennaio 1963 presenta a L’Attico la prima personale romana di Magritte e in aprile allestisce, con la moglie Laura, la prima retrospettiva di Giacomo Balla, dopo la morte dell’artista, alla Galleria Civica di Torino, mentre pubblica con Scheiwiller Carriera “barocca” di Fontana. A luglio inaugura a L’Aquila, la seconda edizione di Alternative Attuali che per l’occasione prende il nome Aspetti dell’arte contemporanea. Ancora nel ’63, assume l’incarico di Assistente volontario alla Cattedra di Architettura dell’Università di Roma “la Sapienza, tenuta da Paolo Portoghesi che pochi mesi prima aveva condiviso la sua poetica delle “alternative” curando, in Aspetti dell’arte contemporanea, la “Sezione Architettura” e un Omaggio a Quaroni. Prende così avvio la lunga esperienza didattica (1963-2005) alla quale Crispolti riserverà sempre un posto centrale nel proprio percorso di storico e critico d’arte. Contestualmente, intensifica i propri studi dedicati alla scultura di Viani e Mannucci, mentre si interessa al lavoro del giovane Trubbiani conosciuto attraverso una mostra romana, nel 1963. Nel 1964 con Gribaudo pubblica Il Concilio di Vacchi e la monografia su Corrado Cagli realizzata con Giuseppe Marchiori. Nell’inverno 1965, a Bruxelles, visita lo studio di Magritte a cui, nello stesso ‘65, dedica un omaggio in Alternative Attuali/2 assieme agli omaggi a Mirko Basaldella ed Enrico Baj. Nel 1966 pubblica la monografia Franco Garelli edita da Minerva Artistica e, con Fabbri Editore, il fortunato volumetto Pop Art. Ancora nel ‘66 viene nominato Assistente incaricato presso l’Accademia Nazionale di Danza a Roma. Dal 1967 fino al 1973 è Professore incaricato all’Accademia di Belle Arti di Roma. A luglio del ’68 inaugura, Alternative Attuali/3, ultima edizione della rassegna. Gli eventi del 1968 lo rafforzano nella convinzione che la storia e la critica d’arte contemporanea non possano rappresentare un’azione unilaterale ma nascano piuttosto da una condivisione; al tempo stesso, la frequentazione dello scultore Somaini lo porta a considerare in altro modo il ruolo dell’arte nello spazio pubblico, in particolare il ruolo della scultura in rapporto allo spazio urbano. L’anno successivo (1969), per l’editore Celebes di Trapani, raccoglie le ricerche storiografiche sul Futurismo svolte negli anni precedenti, in un unico volume dal titolo Il mito della macchina e altri temi del Futurismo e, con i Fratelli Fabbri, Il Surrealismo. L’interesse per le alternative di ricerca lo portano ad approfondire il lavoro di Guttuso di cui, con Accademia Editrice, pubblica nel 1970 Guttuso Crecefissione e l’anno successivo, con Carucci Editore, pubblica Omaggio a Lucio Fontana. Sempre con Carucci, dando seguito agli studi avviati nel 1959, avvia nel 1971 la collana editoriale L’Informale Storia e Poetica con la pubblicazione dei Vol. II in Europa 1940-1951 e del Vol. IV antologia di poetica, mentre con Francesco Somaini, a cui aveva dedicato una retrospettiva antologica nella mostra aquilana del ’68, approfondisce il rapporto tra scultura e spazio urbano e, nel 1972, pubblica Urgenza nella Città.

Nel settembre 1972, a seguito di una grave malattia, muore la moglie Laura.

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Dallo studio dell’Informale, avviato nel 1959 a Parigi, Crispolti trae la convinzione di come proprio l’Informale costituisca il primo vero cambiamento artistico dopo le avanguardie storiche. Ne approfondisce quindi la poetica e i contenuti fenomenologici ed esistenziali attraverso le teorie filosofiche di Antonio Banfi ed Enzo Paci.

Tuttavia, l’affermarsi di nuovi valori socio culturali, il bisogno di dare volto al progressivo cambiamento del sistema, nonché l’esaurirsi della forza innovativa dell’Informale, lo portano a vedere il nuovo nelle coeve ricerche di Nuova Figurazione, sostenute in Italia da artisti come Adami, Romagnoni, Scanavino, Vacchi ed altri. Parallelamente non tralascia di studiare i temi storici a lui cari, in particolare il primo e secondo Futurismo, l’Espressionismo, il Surrealismo, l’Astrazione, fino a occuparsi di Pop Art e, sul finire degli anni Sessanta, di Arte Ambientale e nuove forme di ricerca come, ad esempio, di processi artistici partecipati.

L’attenzione alla concomitanza dei linguaggi visivi caratterizza sempre più il suo interesse di critico “militante” rivolto allo studio della realtà artistica inserita nel proprio contesto. Tra il 1962 e il 1971 concretizza tale interesse attraverso la serie espositiva Alternative attuali, quattro manifestazioni internazionali realizzate, a L’Aquila, come alternativa alle Biennali di Venezia; altrettanto si impegna nello studio di artisti di diverso orientamento, esemplare in questo senso la concomitanza d’interesse per Guttuso e Fontana.

Nel frattempo, l’affermarsi del movimento studentesco, di un diverso modo di vivere la città, ed in particolare il dibattito serrato con Somaini su temi che riguardano l’arte e la città, lo portano ad occuparsi in maniera specifica di arte nello spazio urbano e di partecipazione.

1973 – 1983 La seconda grande stagione di lavoro – arte ambientale e partecipazione


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Dal dibattito sull’arte e la città, portato avanti con nuova consapevolezza politico culturale, in particolare con Somaini, Staccioli e Trafeli, prende corpo la manifestazione Volterra ’73. Sculture. Ambientazioni. Visualizzazioni. Progettazione per l’alabastro. Problemi del Centro Storico.

1973 Volterra 73 il giorno dell’inaugurazione, 15 luglio. Sullo sfondo le funi dell’intervento di Valeriano Trubbiani sulla Torre del Porcellino

Qui Crispolti teorizza, per la prima volta, il coinvolgimento sociale (di cittadini, amministrazione comunale, sistema produttivo locale, ecc.) nell’azione artistica indicando lo spazio urbano non come luogo espositivo oltre la galleria e il museo ma come luogo elettivo in cui l’arte diviene processo partecipato e democratico; richiama così i valori assimilati in famiglia, in particolare dal nonno materno.

In tale contesto nasce il sodalizio con Manuela Crescentini (1951), sua futura seconda moglie. Chiamato nel ’73 dall’Ente Provinciale del Turismo a curare la Biennali di Gubbio del Metallo e della Ceramica, contribuisce a modificarne l’organizzazione in termini di partecipazione. In particolare, con l’edizione del ’76, supera la storica alternanza ceramica/metallo ed apre all’indagine su una più ampia gamma di linguaggi espressivi pur mantenendo l’attenzione ai materiali tipici dell’economia locale. Nell’autunno del 1973 gli viene assegnata la Cattedra di Storia dell’Arte Medioevale e Moderna all’Università di Salerno, che l’anno successivo si trasforma in Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea. Proprio in Campania ha modo di mettere a fuoco una forma di militanza critica partecipata che, partendo da Salerno, esercita poi a Napoli, Nola, Marigliano, in Basilicata, in Puglia, in Sicilia e che lo colloca, come allora si diceva, a “sinistra” della critica d’arte contemporanea in Italia. Ancora nel 1973 cura il Catalogo Generale Bolaffi delle Opere di Baj, il suo primo Catalogo Generale ragionato in cui, in analogia con quanto sostenuto negli anni Sessanta nelle mostre a L’Aquila, analizza il linguaggio dell’artista con testi introduttivi che elaborano i nodi evolutivi della ricerca. Su richiesta di Teresita Fontana

1973 con Teresita Fontana, Milano

, moglie di Lucio, cura il Catalogo Generale di Lucio Fontana (LUCIO FONTANA I, LUCIO FONTANA II) edito da La Connaissance, Bruxelles, nel 1974. L’invito dell’architetto Parisi a far parte, nel 1974, della Commissione tecnica per Operazione Arcevia Comunità esistenziale, un progetto di villaggio di fondazione da realizzarsi a Palazzo, frazione di Arcevia in Provincia di Ancona, gli consente di affrontare aspetti ulteriori del rapporto “arte e ambiente sociale” che verrà documentato nell’omonimo catalogo edito da Nani in occasione della Biennale del 1976. Nel gennaio 1975 nasce il figlio Valerio.

È proprio l’Ambiente come sociale che diviene nel 1976 il tema espositivo della sezione italiana alla Biennale di Venezia allora diretta da Carlo Ripa di Meana e che Crispolti riprende, nel ‘77, all’interno del volume Arti visive e partecipazione sociale. Da Volterra 73 alla Biennale 1976. Nel settembre 1976 nasce la figlia Livia.

Ancora in veste di Commissario alla Biennale, nel novembre del ’77, realizza la mostra dedicata a La nuova arte Sovietica. Una prospettiva non ufficiale fortemente contestata dalla critica ufficiale italiana e al tempo stesso diventata occasione di disputa politica. La mostra viene tuttavia approvata dai membri dell’allora Direttivo della Biennale composto da Adriano Seroni, Francesco Maselli, Mario Baratto, Ennio Calabria e quindi realizzata. Nel 1978, conclude il mandato a Venezia, con la sezione italiana che partecipa al tema Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura, in cui fanno scandalo l’intevento di Staccioli, presente con il Muro e di Antonio Paradiso presente con la Mucca meccanica. Nello stesso ‘78 pubblica Extra Media Esperienze Attuali Di Comunicazione Estetica, in cui riprende il tema delle alternative di ricerca viste attraverso i nuovi media utilizzati. Prende anche atto che il contemporaneo ritorno alla figurazione e all’immagine, da lui già analizzato nel 1960 all’Attico, attinge ormai a un parco iconico illimitato grazie soprattutto all’immissione di immagini operata dal Pop Art, e ne indica il contesto di riferimento, in termini antropologici, nella mostra Una figurazione ellittica, organizzata alla Pinacoteca Comunale di Ravenna nel 1979. Nell’estate dello stesso anno, i progetti realizzati per Operazione Arcevia approdano alla GNAM di Roma con una mostra curata dalla Soprintendente Giovanna De Feo. In settembre, inaugura l’antologica dello scultore Mannucci, Materia, Energia, Spazio: Edgardo Mannucci, uno scultore “postatomico” (foto 15) a Macerata. Tra il 1979 e il 1981, con gli Incontri di Martina Franca (TA)

1980 Martina Franca

promossi, nella città barocca dalla galleria d’arte Lidia Carrieri, approfondisce il tema Teatro d’Artista nello spazio urbano.

Interessato al nuovo ruolo di cui sono investite le Amministrazioni locali per quanto riguarda le all’attività estetiche sul territorio, ruolo dovuto all’istituzione dei primi Assessorati alla Cultura in Italia, nel marzo 1980, organizza con Vittorio Fagone e Luciana Zingarelli, il Convegno La committenza difficile, nell’ambito della ExpoArte di Bari. Contemporaneamente, sul piano storico, nel giugno dello stesso ‘80, inaugura negli spazi della Mole Antonelliana, a Torino, la manifestazione Ricostruzione Futurista dell’Universo, quindi, sempre nell’ambito degli interessi sul Futurismo, nel 1982, cura ad Albisola la mostra La ceramica futurista da Balla a Tullio d’Albisola. Riprende nel 1983 l’impegno nella redazione dei cataloghi ragionati con il Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso. Dal novembre 1983, con l’insegnamento all’Università di Siena e soprattutto con la Direzione della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte (1986-1998 e poi 2001-2007), potenzia il proprio impegno formativo orientandolo alla ricerca con i suoi allievi e alla focalizzazione di una metodologia di studio che pone l’arte contemporanea in continuità con l’arte antica.

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Dal dibattito sull’arte e la città prende corpo la manifestazione Volterra ’73. Qui Crispolti teorizza, per la prima volta, il coinvolgimento sociale (di cittadini, amministrazione comunale, sistema produttivo locale, ecc.) nell’azione artistica indicando lo spazio urbano non come luogo espositivo oltre la galleria e il museo ma come luogo elettivo in cui l’arte diviene processo partecipato e democratico. In questo contesto nasce il sodalizio con Manuela Crescentini, sua futura seconda moglie.

Sull’onda di Volterra 73, nello stesso anno e fino al 1979, gli viene affidata la cura delle Biennali di Gubbio del Metallo e della Ceramica nelle quali coglie l’occasione per approfondire ulteriori modalità d’intervento urbano e per modificare l’organizzazione dei modelli espositivi ereditati dal passato.

Nell’autunno ‘73, gli viene assegnata la Cattedra di Storia dell’Arte Medioevale e Moderna, all’Università di Salerno, trasformata l’anno successivo in Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea. Pubblica il Catalogo Generale delle Opere di Enrico Baj, il primo di numerosi altri cataloghi generali di cui traccia le nuove linee metodologiche di redazione per le quali verrà annoverato tra i maggiori specialisti del genere. Nel 1974 vede la luce il Catalogo Generale di Lucio Fontana. In questa occasione Crispolti precisa quale sia la funzione dei cataloghi generali all’interno del lavoro di un artista, arrivando alla conclusione che questi, se orientati all’analisi del linguaggio e al suo cambiamento nel tempo, rappresentano lo strumento principale di conoscenza di quell’autore e di conseguenza anche il più efficace strumento di tutela della sua opera. Nello stesso ‘74, l’invito dell’architetto Parisi a far parte della Commissione tecnica per Operazione Arcevia Comunità esistenziale, gli consente di affrontare aspetti ulteriori del rapporto “arte e ambiente sociale”. Nel gennaio 1975 nasce il figlio Valerio e nel settembre 1976 la figlia Livia.

La maturazione del tema “arte ambientale”, diventa nel ’76 soggetto espositivo nella sezione italiana della Biennale di Venezia col titolo Ambiente come sociale ed è poi ripreso, nel ‘77, all’interno del volume Arti visive e partecipazione sociale. Da Volterra 73 alla Biennale 1976. Ancora in veste di Commissario alla Biennale, nel ’77, realizza la mostra dedicata a La nuova arte Sovietica. Una prospettiva non ufficiale ed infine, nel 1978, interviene nella sezione italiana sul progetto della Biennale dedicato al tema Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura. Nel 1978, dà alle stampe Extra Media Esperienze Attuali Di Comunicazione Estetica, imprimendo nuova forza alla poetica delle alternative di ricerca, questa volta dall’ottica dei nuovi media sperimentati dagli artisti. Tra il 1979 e l’‘81, cura gli Incontri di Martina Franca promossi dalla galleria Lidia Carrieri nei quali affronta il tema del Teatro d’Artista nello spazio urbano.

Sensibile ai temi di politica culturale divenuti particolarmente attuali dopo l’istituzione degli Assessorati alla Cultura, nella primavera del 1980 organizza insieme a Vittorio Fagone e Luciana Zingarelli, il Convegno La committenza difficile realizzato nell’ambito della ExpoArte di Bari. In veste di storico nel giugno dello stesso anno inaugura, a Torino, la grande mostra Ricostruzione Futurista dell’Universo e nel 1982, ad Albisola, l’esposizione che rilegge La ceramica futurista da Balla a Tullio d’Albisola.

Nel 1983 riprende l’impegno dei cataloghi ragionati e pubblica il Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso. Dal novembre 1983, con l’insegnamento all’Università di Siena e pochi anni dopo con la Direzione della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte, potenzia il proprio impegno formativo che orienta alla ricerca e  focalizzazione metodologia di un percorso di studio che ponga l’arte contemporanea in coerente continuità con l’arte antica.

1984 – 2018 La risposta al neoliberismo: la scelta di campo


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Nel 1984 pubblica il secondo volume del Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Guttuso e la monografia I Basaldella Dino Mirko Afro.

Nel luglio 1985, propone a Siena la mostra Cagli romano quindi, fra agosto e settembre, su invito dello scultore Pietro Cascella, cura il 1° di tre cantieri (1985; 1986; 1988-’89) di Campo del Sole – un’architettura di sculture, un progetto realizzato a Tuoro sul Trasimeno dove elabora il tema di una diversa funzione del monumento in ambiente suburbano; pubblica quindi il secondo volume del Catalogo Ragionato dei Dipinti di Guttuso.

Nel 1986, con Electa, pubblica una edizione aggiornata di Fontana Catalogo Generale; mentre con Laterza dà alle stampe, Storia e critica del Futurismo. Nello stesso anno cura il 2° cantiere di Campo del Sole; mentre l’interesse per le nuove ricerche in atto lo portano a organizzare, ad Arezzo, la mostra Casciello Gadaleta Russi una triangolazione attuale, e ancora nell’86, ad essere nella Commissario, per la segnalazione di una nuova generazione di artisti meridionali, nella sezione Ricognizione Sud: una possibile campionatura, al di dentro della XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. Infine pubblica, ancora nel 1986, il terzo volume del Catalogo Ragionato dei Dipinti di Guttuso.

Fra il 1988 e 89, conclude il 3° e ultimo cantiere di Campo del Sole e nel 1989 pubblica il quarto ed ultimo Catalogo Ragionato Generale dei dipinti di Guttuso. Nel 1990, fra i giovani artisti che segue, propone ad Arezzo Gadaleta Irradiazioni.

Il 14 novembre 1992, l’Archivio Crispolti, viene riconosciuto di interesse pubblico, e sottoposto a vincolo dal provvedimento della Soprintendenza ai Beni Archivistici e Librari del Lazio, a norma del D.P.R. n. 1409 del 30 settembre 1963. Nel 1994 elabora una propria visione della ricerca artistica in atto, alternativa all’ufficialità, di cui rende conto in La Pittura in Italia. Il Novecento/3. Le ultime ricerche per le edizioni Electa, organizzando i saggi in volume secondo due direzioni: Gli anni dello smarginamento e della partecipazione e Gli anni del disimpegno e disinganno. Nel 1997 pubblica, Come studiare l’arte contemporanea dedicato agli allievi di Siena, dove ha modo di esporre in modo dettagliato il proprio metodo, e introduce con un testo dedicato al lavoro nell’ambiente la monografia Electa Somaini le grandi opere. Con Bohigas, Burkhardt, e Restany, nel 1998, interviene con una relazione al Convegno l’Arte della Città, organizzato da Franco Summa. Tra dicembre 1999 e maggio 2000, con Marisa Dalai Emiliani e Lida Branchesi, cura le due sessioni del Convegno ARTEINFORMAZIONE. L’identità italiana per l’Europa in cui manifesta una critica circostanziata alla riforma dell’Università promossa da Luigi Berlinguer.

Ancora in tema di Arte ambientale, nel 2001, con Manuela Crescentini e Paola Rossi, cura il concorso d’idee Arte/Architettura/Città forum progetti e altro. Trentotto proposte per la sistemazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma, i cui esiti progettuali vengono esposti al Palazzo delle Esposizioni.  Nel febbraio 2003, presenta l’antologica di Angelo Casciello a Castel dell’Ovo a Napoli; quindi nel 2004, espone un’ampia relazione al Convegno Io arte – Noi città. Natura e cultura dello spazio urbano a seguito del quale stabilisce un rapporto di collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma, guidato da Roberto Morassut, per l’ampliamento della legge del 2%.

Nel 2009, su invito di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, nell’ambito degli Eventi collaterali alla Biennale di Venezia cura con Cordelia von den Steinen, Omaggio a Pietro Cascella. Nello stesso anno pubblica il Tomo I di Sergio Vacchi. Catalogo ragionato dei dipinti 1948-2008. Nel dicembre 2010 per i Nuovi Archivi del Futurismo cura la pubblicazione Cataloghi di esposizioni. Nel 2011 conclude la redazione dei Tomi II e III, del Catalogo Generale delle opere di Vacchi.

Nel 2013 accompagna lo scultore Bruno Liberatore a San Pietroburgo per la presentazione della monografia Un itinerario Russo. Liberatore. Con l’Editore De Luca pubblica, nel 2014, Vittorio Corona. Catalogo Ragionato dei Dipinti e delle opere su carta, e nel 2016, con Silvana, pubblica il Catalogo Generale dell’opera di Moreni. Quindi nel 2017, ancora De Luca, pubblica il reprint di L’Informale. Antologia di Poetica 1943–1961 seguito, nel 2018, da L’Informale. Europa 1940-1951 origini e primi svolgimenti.  Tra il 2017 e 2018 si occupa dell’ordinamento della Collezione di Ovidio Jacorossi, con le mostre Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi. Dal Simbolismo all’Astrazione e, nel 2018, Il secondo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi. Colore, Immagine, Segno, Oggetto, Comportamento.

Progetta e cura, fino al momento della morte, i Cataloghi Generali di Piero Dorazio, Gianni Dova e Francesco Somaini

Muore a Roma l’8 dicembre 2018.

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Gli anni Ottanta segnano un forte cambiamento del contesto socioculturale internazionale. In particolare, l’affermarsi del sistema neoliberista in Inghilterra e negli USA tra il 1979 e l’81, incide sensibilmente anche sul sistema dell’arte italiano quando nel 1983 sale al governo il partito socialista guidato da Craxi.

Al cambiamento Crispolti risponde con una scelta di campo netta. Non rinuncia all’idea di una Committenza Pubblica, già auspicata nel 1980 nel convegno La committenza difficile, e di un processo artistico partecipato nello spazio urbano da lui considerato naturale contrappeso al rafforzamento del mercato che per definizione predilige l’individualità e il privato.

Di questo testimoniano, ad esempio, tra il 1985 e l’89 Campo del Sole – un’architettura di sculture, a Tuoro; nel 2001 a Roma, la manifestazione organizzata al Palazzo delle Esposizioni, Trentotto proposte per la sistemazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma; nel 2004 il Convegno al Macro Io arte – Noi città. Natura e cultura dello spazio urbano e il successivo impegno con l’Assessorato all’Urbanistica di Roma per l’ampliamento della legge del 2%. Al tempo stesso segue la ricerca artistica in atto di cui rende conto attraverso innumerevoli pubblicazioni e, in particolare nel 1994 in La Pittura in Italia. Il Novecento/3. Le ultime ricerche per l’editore Electa.

Quindi esposizioni, convegni e soprattutto la redazione dei cataloghi generali ragionati (di cui l’ultimo, per Dorazio, lasciato incompiuto) ritenuti lo strumento più efficace di promozione e tutela del lavoro degli artisti.

Potenzia contemporaneamente il proprio ruolo di docente e formatore di storici e critici d’arte contemporanea fino ad assumere la Direzione della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte di Siena (1986-1998 e poi 2001-2007) e, nel 1997, a pubblicare per i suoi allievi il testo di metodologia edito da Donzelli, Come studiare l’arte contemporanea.

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