COMUNICATO STAMPA
Milano, [data di diffusione]
Legami iconici. Vogliamo Parisi a Milano!
Al CASVA gli arredi disegnati da Ico Parisi negli anni Settanta per Enrico Crispolti: una mostra ideata dagli studenti del master in Professione Registrar dell’Accademia Aldo Galli di Como
CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, via Isernia 5, Milano.
Dal 29 ottobre al 6 Gennaio 2027 · Inaugurazione mercoledì 28 ottobre 2026, ore 18.00 ·
Ingresso libero
Il CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano presenta «Legami iconici. Vogliamo Parisi a Milano!», mostra dedicata a un nucleo di arredi progettati da Ico Parisi negli anni Settanta e appartenuti alla famiglia del critico d’arte Enrico Crispolti. Il progetto è stato ideato dagli studenti del master in Professione Registrar dell’Accademia Aldo Galli di Como e realizzato in collaborazione con l’Archivio del Design di Ico Parisi di Como e l’Archivio Enrico Crispolti APS.
Al centro dell’esposizione c’è una storia di amicizia, dono e memoria. Gli arredi furono donati da Ico Parisi nel 1973 per celebrare l’unione di Enrico Crispolti con Manuela Crescentini, e arredavano la casa milanese in cui Crispolti, Parisi e altri artisti si incontravano per discutere nuovi progetti: un luogo in cui casa e archivio coincidevano, laboratorio vivo di idee e ricerca. Oggi, grazie al prestito di Livia Crispolti, figlia di Enrico, questi oggetti tornano a parlare al pubblico.
Due sensi di lettura: oggetti che entrano, oggetti che escono
Il percorso si legge in due direzioni. Da un lato gli arredi entrano nell’archivio del CASVA come testimonianze inedite di legami iconici tra progettisti, critici e artisti. Dall’altro, una linea color senape collega i pezzi tra loro e con una “finestra” aperta sull’archivio, a indicare il movimento opposto: gli oggetti escono dall’Archivio e restituiscono a chi vive Milano un patrimonio solitamente riservato a studiosi e appassionati, trasformando il CASVA in museo.
Stile e materiali anni Settanta
Gli arredi esposti raccontano un momento preciso del percorso di Ico Parisi. In collaborazione con aziende come Fratelli Longhi di Meda, Parisi mette a punto un linguaggio strutturale razionale e funzionale, che combina il tubolare metallico di uso industriale con legni pregiati e superfici laccate. Il letto matrimoniale ne è una sintesi efficace: il tubolare disegna quattro cornici dall’andamento angolare che alleggeriscono visivamente la massa, mentre la struttura in legno laccato inquadra lo spazio del riposo. Un equilibrio che, pur di matrice industriale, conserva la qualità artigianale della tradizione brianzola.
Tra i pezzi in mostra spicca la Sedia del 1969, nata come prototipo e poi prodotta da Fratelli Longhi: una linea curva continua in acciaio cromato, con seduta in pelle nera larga meno di 30 centimetri. La sua apparente scomodità la trasforma in un esperimento concettuale, in dialogo con altre ricerche che hanno fatto della “scomodità” un terreno di indagine: dalla Zig-Zag di Gerrit Rietveld (1934) alla Sedia per sedute brevissime di Bruno Munari (1945), fino alla Sella dei fratelli Castiglioni (1957).
Como, Milano e le relazioni di una vita
Il titolo della mostra riprende un’esortazione di Gio Ponti in una lettera a Parisi: «e noi vogliamo Parisi a Milano». Parisi arriverà a Milano in molte forme, a partire dal Padiglione di Soggiorno per la Triennale del 1954, ma non lascerà mai davvero il suo studio La Ruota di Como, crocevia di creativi tra Svizzera, Brianza e Milano, dove maturerà la sua ricerca utopico-esistenziale sull’abitare, culminata in Operazione Arcevia.
La mostra restituisce anche il ruolo di Luisa Aiani, moglie e sodale artistica di Ico: se lui progettava gli arredi, era lei ad allestirli nello studio-negozio La Ruota, accostandoli a opere d’arte, oggetti e tessuti ricercati. E racconta l’affinità umana e intellettuale tra Parisi e Crispolti, che nel progettista riconosceva un’eccezionale qualità inventiva e una profonda sensibilità per la dimensione umana dello spazio, fino alla collaborazione nell’esperienza di Operazione Arcevia.
Il progetto curatoriale si è avvalso del supporto dell’Archivio del Design di Ico Parisi e della competenza della curatrice responsabile Roberta Lietti, che hanno permesso di accedere a documenti inediti e ricostruire con precisione la storia dei pezzi esposti.
